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Giornata Nazionale degli Alberi 2018

In questa giornata si celebrano gli alberi. Ma non servono regali; basta dedicargli alcune attenzioni

Giornata Nazionale degli Alberi

Ormai lo sappiamo, tutte le piante, e gli alberi in particolare, svolgono una serie di funzioni essenziali per la nostra vita e il nostro benessere. Sotto il termine forse un poco astratto di servizi ecosistemici si raccolgono tanti benefici che gli alberi ci forniscono in maniera gratuita: riduzione dell’effetto isola di calore, difesa dal dissesto idrogeologico e dalle inondazioni, purificazione dell’aria e dell’acqua dagli inquinanti, supporto e riparo per molte specie animali e di insetti, benefici sociali e sulla salute…

Potremmo andare avanti all’infinito.

Ma a fronte di tanti effetti benefici gratuiti e distribuiti indistintamente a tutti, che cosa facciamo noi per migliorare e favorire la vita delle piante in città (e quindi, indirettamente, la nostra)?

Spesso niente, anzi ci accaniamo sugli alberi con trattamenti errati come le capitozzature, i tagli radicali durante gli scavi, l’impermeabilizzazione del suolo e del poco spazio cui riserviamo a questi esseri viventi.

Se allora volessimo provare a trattare con maggiore rispetto gli alberi e al contempo garantirci maggiori benefici, potremmo iniziare con alcuni facili accorgimenti:

  • assicurarci che ci sia abbastanza spazio per la pianta, una volta a maturità. Sia per la chioma, sia per le radici;
  • valutare bene il tipo di suolo ed evitare di mescolarlo con inerti come macerie dalle demolizione;
  • porre attenzione alle corrette dimensioni della buca d’impianto e alla sua profondità. Non si deve mai interrare il colletto della pianta;
  • impermeabilizzare o asfaltare il terreno fino a ridosso del fusto. Ma neanche arrivarci vicini;
  • tagliare le radici in maniera approssimativa durante gli scavi e arrivare vicini al colletto con i lavori;
  • potare in maniera troppo incisiva e capitozzare. Ricordate che le piante non si rinforzano con la potatura.

Come è facile comprendere, questa è solo una lista parziale di quello che è possibile fare e di come si deve progettare e gestire in maniera corretta la presenza di un albero in ambiente urbano. La presenza di un professionista formato ed esperto, come un dottore agronomo, fornisce maggiori garanzie di un buon risultato, per l’albero e per chi usufruisce della sua presenza.

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Myplant and Garden 2018

Un appuntamento in ascesa e di grande richiamo per un settore in fermento, tante opportunità formative e di confronto per i tecnici

Si è appena concluso in Fiera Milano il consolidato appuntamento con Myplant and Garden, fiera di settore giunta ormai alla quarta edizione e che quest’anno ha registrato numeri da record per espositori e novità proposte da vivaisti, fornitori di prodotti per l’arredo-giardino e software house specilizzate.

Un segnale positivo, quindi, per un settore, quello del florovivaismo e del verde ornamentale, che da diversi anni si trova a fronteggiare nuove sfide date da condizioni sempre più difficili (pensiamo ai nuovi patogeni introdotti di recente) e forte concorrenza, sia nazionale che estera.

Ma anche un’ottima occasione, per noi Dottori Agronomi e per tutti i tecnici, di incontrare produttori e fornitori, valutare e toccare con mano le loro proposte, confrontarsi su scelte tecniche e metodologie di intervento vecchie e nuove.

Insomma un’occasione di approfondimento e crescita professionale, anche grazie al fitto programma di convegni e seminari su tematiche spesso altamente specialistiche, che sono stati riconosciuti come veri e propri corsi d’aggiornamento per l’assolvimento degli obblighi di formazione continua previsti dal Conaf, il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali.

Tra i vari temi trattati, alcuni riguardano da vicino il lavoro dei professionisti di AgronomiMilano:

  • la gestione e cura degli alberi monumentali e degli esemplari vetusti, piante che talvolta rappresentano dei veri e propri simboli del paesaggio urbano e che quindi meritano e necessitano di un approccio estremamente caso-specifico per la loro delicatezza e il loro valore;
  • la conoscenza, il comportamento e le interazioni degli apparati radicali delle piante in città, aspetto troppo spesso sottovalutato durante lo svolgimento di cantieri cittadini per la posa di sottoservizi o il rifacimento dei manti stradali, e che può incidere fortemente sulla salute e la stabilità delle piante nel breve e nel lungo periodo, quindi sulla qualità della vita e dell’ambiente in cui abitiamo;
  • il contenimento delle erbe infestanti, con un occhio di riguardo ai temi della salute umana, viste le recenti modifiche normative in fatto di gestione e uso dei prodotti fitosanitari, utilizzo del glifosate e i sempre maggiori problemi di suscettibilità agli allergeni prodotti da alcune piante (come il polline dell’ambrosia).

Anche per questo la partecipazione alle fiere di settore è sempre un momento importante e i professionisti  di AgronomiMilano vi partecipano con applicazione, come se fosse una normale giornata di lavoro, per garantirvi un servizio sempre aggiornato e di qualità.

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Approvato il nuovo Regolamento del verde comunale

In Dicembre il Consiglio Comunale ha finalmente approvato il Regolamento d’uso e tutela del verde pubblico e privato, con 30 voti a favore e 6 contrari. Un risultato non del tutto scontato, visto che questo nuovo strumento rivoluziona la visione del verde a Milano, equiparando i giardini e parchi pubblici a quelli privati sulla base del concetto che entrambi svolgono un ruolo ambientale, paesaggistico e ornamentale, e che quindi sono un bene comune che produce servizi ecosistemici a tutti i cittadini.

Un approccio molto attuale e che potrebbe creare interessanti scenari per professionisti e proprietari, specialmente se associato dai possibili sgravi previsti dal Bonus Verde 2018.

Ma oltre a questo il Regolamento definisce nel dettaglio le modalità di fruizione del verde pubblico, i criteri di progettazione e realizzazione e soprattutto quelli di manutenzione. Troppo spesso, infatti, le cure colturali risultano carenti, male pianificate oppure svolte in maniera approssimativa e deleteria per la salute della pianta e la sicurezza dei cittadini.

Speriamo, duque, che con questo strumento possano emergere le Imprese che svolgono il loro lavoro in maniera professionale e non improvvisata, per rispettare, e se possibile incrementare, il valore del verde pubblico e privato.

Noi professionisti siamo in continuo aggiornamento e lo studio del nuovo Regolamento è già inziato, per garantire ai Committenti pubblici e priovati un servizio sempre di qualità e rispettoso delle piante e delle normative.

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Too big to fail? Come gestire gli alberi in città?

Le dimensioni raggiunte da alcune piante fanno sì che gli alberi divengano monumenti a se stessi.
Da salvaguardare, purché non si trasformino in caduti.

Re sole. Così veniva chiamato Luigi XIV mentre era alla guida della Francia del diciassettesimo secolo. Il secolo dei lumi, ossia quello nel quale iniziarono a essere poste le basi per il pensiero moderno. Non solo: in un certo senso, si posero le basi – talvolta dimenticate – di una gestione razionale del verde, scevra di sentimentalismi.
Decenni dopo, Luigi XVI – soprannominato Luigi l’Ultimo dai contemporanei e l’Ultimo sole da alcuni storici – chiese al pittore Hubert Robert di realizzare alcune tele per testimoniare le ampie operazioni di abbattimento eseguite nella reggia di Versailles. Rimozioni dettate non tanto dal capriccio di un sovrano, quanto piuttosto dalla volontà di conservare la bellezza e la valenza paesaggistica di quei luoghi, a vantaggio delle generazioni successive. Nel 1793, sebbene per questioni tutt’altro che inerenti la gestione del parco, la testa di Luigi XVI ruzzolò in Place de la Concorde.

Il ricambio generazionale è fondamentale anche nel mondo vegetale: una popolazione arborea senescente diventa facile preda di patogeni e parassiti – che banchettano alle spese degli individui sani – e favorisce l’instaurarsi di un circolo vizioso che porta al deperimento di interi parchi. Se oggi possiamo godere dei giardini di Versailles, parte del merito deve essere riconosciuto anche agli interventi “drastici” promossi dall’Ultimo sole.

La realtà professionale

Sovente nell’attività professionale capita di scontrarsi con committenti che si ostinano a volere conservare alberi in condizioni fitostatiche chiaramente precarie: “che bella quercia, l’ha piantata il nonno quando ha costruito la casa e, d’estate, alla sua ombra ci giocano i nipotini”. Poco importa se è cariata, presenta radici strozzanti e grandi branche secche e, magari, sotto la chioma ci giocano, appunto, i nipotini. Talvolta, si arriva al caso di condòmini che suggeriscono la capitozzatura pur di evitare l’abbattimento, giustificando l’intervento brutalmente cesoreo con la lentezza di accrescimento della pianta di sostituzione. Certamente si tratta di situazioni che fanno da contraltare a committenti che vorrebbero abbattere gli alberi perché – guarda caso – perdono le foglie, tuttavia non ci si può accontentare della media di Trilussa.

Il problema è di carattere culturale: manca la cultura dell’albero. Come per tutti gli esseri viventi, anche per gli alberi si giunge a un punto di non ritorno oltre il quale la pericolosità della pianta non è più tollerabile, un punto oltre il quale solo gli incoscienti possono avventurarsi.

Agronomo Milano valutazione stabilità alberi VTA

 

Albero, chi dovrebbe essere costui?

La gestione dell’albero non può prescindere dalla corretta definizione di “albero”. Quest’ultimo può essere definito come organismo vegetale complesso, caratterizzato da accrescimento secondario e dalla presenza contemporanea di organi (radici, colletto, fusto, rami, foglie) in reciproco equilibrio fisiologico, strutturale ed energetico.
Se alcuni di questi elementi dovessero venire meno, l’albero potrebbe trasformarsi in “non-albero”.
L’assenza di chioma a causa di capitozzature può trasformare una quercia in un “palo telegrafico” e un cedro
in un “appendiabiti”: visioni tutt’altro che amene. Ecco perché spesso, da un punto di vista paesaggistico, l’eliminazione di certi soggetti può essere considerata un intervento auto-compensativo. Nonostante la riduzione momentanea di biomassa, sostituire ciò che è brutto – o meglio ciò che non è albero, magari pericoloso – con una pianta giovane, ben conformata e adatta al contesto è un intervento da promuovere sempre, a prescindere da aspetti emotivi o emozionali.

I veri monumenti

Definito cos’è albero e cosa non lo è (più), è opportuno smentire un’equazione di primo grado che capita spesso
di sentirsi formulare nella pratica professionale: abbattere un albero annoso perché senescente e instabile è come uccidere una persona anziana malferma sulle gambe. L’antropomorfizzazione dei vegetali è quanto di più deleterio abbia prodotto la moderna filosofia ambientalistico-arboricola elaborata nei salotti (anche televisivi) davanti a una rivista patinata e a una tazza di tè. L’interpretazione dei sintomi e delle dinamiche patologiche vegetali sulla base dell’esperienza propria degli essere umani impedisce di cogliere alcune differenze sostanziali:

  • i vegetali non sono in grado di guarire, possono limitarsi – se vi riescono – a compartimentare l’infezione, ossia a impedirne la diffusione nei tessuti sani,
  • i vegetali possono apparire rigogliosi – è sufficiente che il floema sia sano – ma essere completamente cavi e, quindi, estremamente deboli dal punto di vista strutturale con la conseguenza che possono schiantare senza preavviso e con grave danno,
  • gli alberi non sono in grado di spostarsi e, quindi, di allontanarsi dai fattori che possono favorire l’insorgenza o l’aggravarsi di malattie (quali eccessiva umidità, gelo, scavi nei pressi delle radici); per questo, soprattutto in contesti caratterizzati da sesti di impianto molto fitti, è importante limitare gli inoculi, anche tramite l’asportazione della necromassa e degli alberi deperenti.

È quindi evidente che non è sufficiente l’età anagrafica per classificare un albero come monumentale. Una farnia capitozzata, per quanto annosa, non può essere considerata degna di tutela: sarebbe come salvaguardare un palo infisso nel terreno. Al contrario una farnia, pur malandata, che sta abbandonando autonomamente parte della propria chioma (autopotatura) può rivestire interesse botanico, oltre che storico, e quindi merita misure di salvaguardia e conservazione, sempre che questa sia compatibile con la fruizione sicura dell’area o che l’area sia precludibile al pubblico. Analogamente, sono giustificabili gli interventi in favore di rarità botaniche piuttosto che di soggetti riconducibili a personaggi di rilievo o epoche particolari.

Illuminiamoci di più

Occorrerebbero anche oggi persone più illuminate: dai committenti ai giardinieri. Purché il nuovo illuminismo
non si trasformi in positivismo ossia in assoluta esaltazione della ragione e della “matematica” come strumento per la gestione del verde. Per esempio, se si considerano i sempre più sofisticati strumenti a disposizione della valutazione di stabilità degli alberi, ci si rende conto che, ormai, questi mirano a sostituirsi al professionista: nella percezione comune lo strumento è in grado di fornire dati quantitativi, mentre il dottore agronomo (o il dottore forestale) si limita a “semplici” pareri. Tuttavia è necessario considerare che, al fine di cogliere la complessità del sistema albero, non è sufficiente un dato numerico – per quanto graficamente ben presentato – se mancano la sensibilità e l’esperienza tipiche del professionista. Quest’ultimo non può limitarsi alla mera esecuzione dell’incarico, bensì deve prodigarsi per la diffusione di un approccio tecnico-scientifico alla gestione dell’albero in città. Si tratta di un compito educativo prima ancora che divulgativo, con evidenti risvolti di carattere etico e sociale, perché è di valori sociali – paesaggio, sicurezza della fruizione – che si sta parlando.
L’ambientalismo di maniera, invece, tende a divulgare un verbo che, a ben guardare, è in aperto contrasto con i principi che promuove: conservare a tutti i costi significa fare invecchiare il patrimonio vegetazionale, indebolirlo, favorire la diffusione delle fitopatie. Come nel campo museale, anche in arboricoltura, la valorizzazione del patrimonio non può limitarsi alla sola conservazione. Al contrario, è necessario fare ruotare le opere, sostituendole periodicamente con quelle solitamente lasciate nei magazzini. Sarebbe opportuno diffondere una cultura del ricambio, dell’avvicendamento, di un paesaggio in continuo divenire. Un paesaggio mutevole, come mutevoli sono i gusti e le mode in campo ornamentale, senza preclusioni nei confronti di specie non autoctone: d’altra parte non viviamo forse in un mondo globalizzato?
Nulla è troppo grande o vecchio per durare in eterno.
Nulla è too big to fail (ce lo ricorda anche la lunga crisi finanziaria). Per questo occorre prestare attenzione a
non cedere ai sentimentalismi (l’albero piantato dal nonno, l’albero che se lo si taglia chissà quando lo si ri-
pianta e quanto tempo impiega a ricrescere). Gli alberi devono essere valutati in modo razionale e professionale: solo un approccio olistico consente una visione completa del sistema albero e del complesso equilibrio energetico e morfofisiologico che lo governa.

Per valutare i tuoi alberi affidati a professionisti preparati. Contattaci cliccando qui.

Adottiamo metodi avanzati per la valutazione della stabilità degli alberi e siamo tra i primi in Italia a utilizzare il metodo quantitativo QTRA per la valutazione del rischio associato alla presenza di alberi.

Articolo originariamente pubblicato da Luca Masotto sulla rivista Intersezioni.eu

Stati Generali del Verde Urbano

Si sono svolti ieri, 21 novembre 2017, a Milano gli Stati Generali del Verde Urbano, arrivati alla terza edizione.

In una location d’eccezione, l’ex Padiglione 3 di Fiera Milano appena rinnovato, una grande serra attorniata da numerose piante ornamentali, arboree, arbustive ed erbacee perenni.

Si è discusso di infrastrutture verdi e servizi ecosistemici, nonché di pianificazione, gestione e benefici del verde urbano.

Molti gli spunti interessanti e una indicazione per professionisti e Istituzioni: continuare ad aggiornarsi per migliorare la qualità del verde in città.

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Bonus verde 2018: rinnoviamo i nostri giardini

Buone notizie per chi, nel 2018, sceglierà di rinnovare il verde della propria abitazione, o del condominio.

Con la Legge di Bilancio 2018 infatti, viene introdotto il cosiddetto “Bonus verde”, una detrazione IRPEF pari al 36%, per spese documentate fino a 5000 € per unità immobiliare ad uso abitativo (art. 3 comma 2).

Gli interventi previsti dalla legge per poter usufruire dell’agevolazione, sono relativi alla:

  • “sistemazione a verde” di aree scoperte di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi;
  •  realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili;

Le sistemazioni a verde comprendono interventi quali riqualificazione di prati e giardini, la piantumazione di siepi, le grandi potature e la trasformazione di aree incolte.

Anche chi non possiede un’area verde ma solo un terrazzo o un balcone, può usufruire del “Bonus verde”, ad esempio disponendo vasi o fioriere.

Considerando che anche la realizzazione di impianti di irrigazione da diritto all’acquisizione del bonus, potrebbe essere un’ottima occasione per rinnovare l’impianto esistente, adottando magari soluzioni che consentano un risparmio idrico (microirrigatori, manichette, impianti a goccia…).

Altro fattore da non sottovalutare, è che anche le spese di progettazione e manutenzione connesse agli interventi prima descritti sono incluse nel bonus.

In tal modo è possibile detrarre anche le spese sostenute per le consulenze agronomiche.

Va precisato infine che il bonus non è legato alla persona, ma all’unità abitativa: in questo modo chi è proprietario o detentore di più immobili, può usufruire del bonus tante volte quanti sono gli immobili sui quali ha il diritto di effettuare gli interventi.

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Programmare il verde in città: il Piano del Verde Urbano

Alcune Amministrazioni lungimiranti iniziano a concepire la gestione e creazione delle aree verdi come un investimento, con risultati apprezzabili

Le novità apportate con Legge 14 gennaio 2013, n. 10 sottolineano la grande importanza del verde urbano, sia esso ricreativo che ornamentale, e conferisce maggiori oneri e responsabilità ai Comuni nel gestire il loro patrimonio verde anche per favorire un miglioramento della qualità della vita tramite la fornitura di servizi ecosistemici.

A questo si aggiunge la complessa situazione economico-finanziaria di molte Amministrazioni comunali, che rende difficoltoso l’adempimento di tutti gli obblighi previsti e la programmazione della spesa, costringendole a lavorare in una condizione di emergenza quasi permanente.

Per questo alcune Amministrazioni particolarmente sensibili alla questione del verde stanno iniziando a ripensare la gestione del loro patrimonio, costituito da parchi, verde di vicinato, aiuole ornamentali e alberature stradali, anche per dare un ordine di priorità agli interventi da realizzare e programmare le opere pubbliche.

L’obiettivo è di migliorare il servizio di gestione e creazione di nuove aree, razionalizzando la spesa grazie a una corretta programmazione e all’analisi tecnica dei processi, dei loro punti di forza e delle loro criticità, accrescendo al contempo il decoro cittadino e i benefici che il verde apporta in termini di raffrescamento e mitigazione dell’effetto “isola di calore”, di purificazione di aria e acqua dagli inquinanti, di sottrazione di CO2 e protezione della biodiversità.

Questo è possibile tramite un Piano del Verde Urbano, un documento che analizza a fondo la condizione di partenza del verde comunale e la sua consistenza (estensione dei parchi, quantità di alberi, funzioni e fruizione delle singole aree) e in base ai risultati dello studio definisce dove e come realizzare i prossimi investimenti, quali caratteristiche dovranno avere le nuove realizzazioni e la qualità minima delle cure colturali, oltre a stabilire un calendario degli investimenti e delle opere da realizzare per migliorare l’ambiente cittadino.

Il PVU diventa così un piano strategico per l’Amministrazione, che propone una visione di medio-lungo periodo ma anche degli obiettivi e breve termine, per esempio grazie alla programmazione pluriennale delle potature e degli sfalci dell’erba, valutando anche i possibili benefici dell’assegnazione del servizio a Imprese specializzate oppure a volontari e associazioni.

Questo strumento di programmazione e pianificazione del verde urbano comunale inizia a diffondersi e mostrare i miglioramenti che si possono ottenere e viene considerato da alcuni amministratori come una parte fondamentale e specifica della pianificazione locale.

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Stabilità degli alberi: come si valuta?

Cosa determina la stabilità degli alberi? Una disciplina ancora poco conosciuta ma già ampiamente utilizzata anche nelle aule giudiziarie

Stabilità degli alberi: come si valuta? - Cosa determina la stabilità degli alberi? Una disciplina ancora poco conosciuta ma già ampiamente utilizzata anche nelle aule giudiziarieUn aspetto troppo spesso sottovalutato nella gestione del verde urbano, sia pubblico che privato, è la condizione fitosanitaria degli alberi d’alto fusto.

Non capita raramente di assistere, per esempio in seguito a un temporale estivo, alla caduta di alberi (o parti di questi), anche se ritenuti “sani” all’apparenza.

Questi fenomeni, perfettamente normali e di norma non pericolosi in un bosco, in ambienti urbanizzati possono concludersi con esiti anche gravi per cose o persone.

Gli alberi cittadini non sempre hanno vita facile: spesso sono urtati e danneggiati dagli automobilisti (soprattutto nei parcheggi) o sono usati impropriamente per appendere oggetti o striscioni, per non parlare della realizzazione e manutenzione dei sottoservizi (fognature, cavi elettrici, ecc.) che comporta la realizzazione di scavi con danni ingenti all’apparato radicale (e quindi alla capacità di ancoraggio).

Ogni ferita, anche piccola, inferta alla corteccia, può essere una facile via d’accesso per le infezioni fungine che causano la carie del legno la quale, degradando i tessuti, rischia di compromettere seriamente la sicurezza dell’albero.

Le diverse specie arboree reagiscono in modo differente ai patogeni, motivo per cui è necessario avere una buona esperienza e conoscenza delle peculiarità specifiche. Alcune specie riescono a compartimentare i tessuti malati, isolandoli del tutto e bloccando così l’avanzamento del fungo, mentre altre non sono in grado di farlo rendendo il soggetto potenzialmente anche molto pericoloso.

Un primo approccio per valutare la propensione al cedimento di un albero è il metodo VTA o Visual Tree Assessment, che consiste in una valutazione visiva delle condizioni fitosanitarie della pianta, della sua morfologia e delle interazioni con il contesto in cui dimora.

Questo metodo considera il soggetto nella sua interezza, studiando le condizioni delle radici (visibili) e della chioma, passando per il fusto.

Si rileva così la presenza di radici danneggiate, superficiali o strozzanti, la presenza di concavità o iperplasie e ferite sul fusto, la presenza di branche secche o in fase di disseccamento, ecc. Si tiene conto inoltre dell’inclinazione del fusto, della forma della chioma e della presenza di carpofori (corpi fruttiferi) di funghi cariogeni o di ferite (oltre che della loro ubicazione).

Il dottore agronomo utilizza questi dati e la sua esperienza per formulare un giudizio riguardante gli eventuali interventi da attuare sul soggetto, quali consolidamenti o potature e, nei casi più gravi, la sostituzione.

Nel caso ci fossero dubbi sulle condizioni dei tessuti interni, dalla valutazione puramente visiva, si passa alla valutazione strumentale, per esempio tramite l’utilizzo di un dendrodensimetro, strumento che misura la resistenza opposta dal legno alla perforazione tramite un apposito ago rotante.

I risultati sono registrati da un computer e riportati su un grafico che permette di comprendere lo stato di salute del legno e l’estensione di eventuali fenomeni degenerativi.

É importante comunque ricordare che sia il metodo visivo sia il metodo strumentale (quello descritto come altri), non esprimono una certezza, bensì una probabilità, una propensione, nei confronti del cedimento.

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Articolo originariamente pubblicato a  questo indirizzo.